Ohhh, finalmente :-) )

Giusto due giorni fa stavo disperatamente cercando sul web qualche dato sul mercato italiano degli e-book. Statistiche su quello americano se ne trovano ‘a iosa’, ma i dati sull’Italia sono praticamente inesistenti e, quando ci sono, sono diramati non da organismi terzi, ma direttamente dalle case editrici o dai distributori che operano in questo settore.

Ieri a Milano, nell’ambito della conferenza “IfBookThen. The future of publishing, now”, è stato presentato un documento molto interessante che restituisce un quadro generale sulle esperienze di e-publishing nei vari paesi europei, con un focus specifico sull’Italia. Fra gli autori c’è in effetti un soggetto ‘interessato’ – bookrepublic, distributore di e-book- ma  il rapporto è curato anche da un importante ente di consulenza, A. T. Kearney, attivo in tutto il mondo.

Leggi il documento.

La ricerca mostra che il mercato europeo è almeno 3 anni indietro rispetto a quello americano che nel 2010 ha raggiunto un fatturato di 700/800 milioni di euro, mentre l’Europa si è fermata a 70/80 milioni di euro. La ricerca ci dice anche che il settore delle pubblicazioni digitali è in forte crescita: per quanto riguarda l’Europa i dati di vendita si moltiplicheranno per 10 entro il 2014. Dunque, se nel 2010 le vendite di e-book nel Vecchio Continente hanno rappresentato lo 0,5/0,6% del mercato del libro, nel 2014 saliranno al 6/7%. In Italia nel 2010 abbiamo raggiunto lo 0,2% del mercato librario, nel 2014 potremo dunque arrivare fino al 2/3%. Attualmente è la Gran Bretagna il paese che ha venduto il maggior numero di pubblicazioni digitali: rappresenta infatti il 65% del mercato europeo con 500mila titoli a catalogo e 1,6 milioni di device venduti. Segue la Germania, poi la Francia e, al quarto posto, l’Italia con 7mila titoli e 470mila device. Fanalino di coda la Spagna che si ferma allo 0,5% del mercato europeo (con 4mila titoli e 25omila device).

Le motivazioni per questa minore crescita del mercato europeo rispetto al quello americano sono, secondo il rapporto,:

  • le più basse competenze tecnologiche della popolazione europea
  • il maggiore protezionismo (o conservatorismo?) che regola il settore editoriale
  • la minore disponibilità di contenuti ad hoc, ossia rispondenti ai bisogni delle persone
  • i costi più alti (se infatti in USA un e-book  costa in media il 50% in meno dello stesso titolo cartaceo, in Europa il 20% in meno).

L’Italia poi, rispetto al resto dell’Europa, in particolare alla Gran Bretagna, deve pagare:

  • una minore disponibilità di titoli
  • un più basso numero di distributori (6 contro i 9 della Gran Bretagna, anche se in Italia abbiamo 20 rivenditori contro i 15 della Gran Bretagna)
  • l’assenza dei grandi attori mondiali dell’editoria digitale come Apple, Amazon e Google
  • la presenza di un IVA più alta (20% rispetto al 19% della Gran Bretagna), superata solo da quella imposta nel mercato svedese.

Le statistiche presentate nella ricerca derivano da interviste che i curatori hanno fatto ai principali editori europei e dall’analisi e dall’elaborazione di dati pubblici.