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Si chiama Tweet4Action, il suo copy è “augment your reaction” e combina Twitter con l’Augmented Reality (AR).

Nasce come progetto artistico dalle menti di un duo di creativi italiani -a dispetto del nome-, Les liens invisibles.

Secondo noi fa riflettere su due elementi:

  • attivismo: proporre una campagna, un tema su cui riflettere o sensibilizzare le persone non è poi così complicato, si può farlo anche stando tranquillamente seduti sul divano;
  • mondo reale/vita digitale: quali sono i confini? chi va verso cosa? Tweet4Action inizia nel mondo reale (nella testa delle persone), usa la Rete (Twitter) per muovere la coscienze, approda nello spazio fisico, mostrando all’interno di esso (attraverso un browser per l’AR) quanto avviene nella ‘piazza’ digitale.

Come funziona il progetto?

Basta accedere a Twitter, cliccare sull’hashtag #t4a, proporre la propria campagna, associarla ad un luogo fisico (una piazza di una città, una via, etc) e iniziare a twittare sull’argomento. Passando fisicamente in quel luogo, chiunque abbia uno smartphone abilitato alll’Augmented Reality (in questo caso usando il browser per l’AR Layar) può materialmente vedere quanto sta succdenedo su Twitter e, se crede, partecipare attivamente alla discussione.

Les liens invisibles, duo formato da Clemente Pistelli e Gionatan Quintini, hanno all’attivo altri interessanti progetti che sperimentano l’uso dell’Augmented Reality e dei social network. Sono approdata al loro sito grazie ad un post di Giulia Simi che parla di RIOT- Reality Is Out There, un altro loro recente progetto, tuttora attivo, creato per la città di Torino, in cui di nuovo utilizzano l’Augmented Reality per riflettere sulle intrecciate, invisibili, complicate connessioni fra spazio reale e mondo digitale.

Per chi fosse incuriosito come lo sono io dalle loro sperimentazioni, può vederli anche a Firenze, con un progetto sulle identità virtuali in programma dal 21 maggio al 17 luglio 2011 alla Strozzina.

l'atelier creativo Chocolat Factory di Londra

L'atelier creativo Chocolate Factory di Londra

Gli spazi dismessi e inutilizzati delle città possono diventare luoghi importanti per la produzione artistica e culturale.

È il caso della Chocolate Factory di Londra, una fabbrica di cioccolata dismessa, che rappresenta oggi uno degli esempi più riusciti di valorizzazione degli spazi urbani in senso sociale. L’area, un tempo inutilizzata, è diventata  oggi uno dei più importanti hub creativi del Nord Europa (10.000 mq in cui si trovano75 atelier a disposizione di oltre 150 artisti e spazi per la microindustria creativa – nuove tecnologie digitali applicate a design, suono, film, video, animazione, televisione, radio, musica e fotografia-) che ha riqualificato uno dei quartieri più degradati di Londra.

Questo è solo uno degli esempi possibili a cui ispirarsi.

Nella ricerca Re-use, finanziata dal Politecnico di Milano e dal CNR e curata da Alessandro Balducci, Paolo Cottino e Paolo Zeppetella, sono moltissime le buone pratiche descritte, a Torino (città a cui la ricerca si rivolge), in Europa e nel mondo, raccolte in 12 categorie. Oltre alla “produzione artistica e culturale”, ci sono anche “aggregazione e protagonismo giovanile”, “servizi di quartiere e sviluppo di comunità” e altre ancora.

Insieme al sito web, gli autori hanno prodotto anche un paper (pubblicato sul sito di Cittalia, fondazione di ricerca dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani –ANCI-) che fa il punto sulla ricerca in tema di sostenibilità urbana mettendo in evidenza come il rapporto collaborativo fra istituzioni locali e parti sociali (gli abitanti dei quartieri) sia una condizione favorevole per dare nuove, e soprattutto utili, vocazioni sociali agli spazi dismessi e inutilizzati.

Meditate, amministratori locali, meditate.

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