D’accordo, non è niente di strabiliante, ma ne potremmo sminuire l’importanza quando questa tipologia di oggetti sarà diventata routine anche per i nostri musei (fra l’altro qui si tratta del museo di una università;-))
Ieri Google ha presentato Art Project, un progetto molto interessante che anche le realtà museali ‘meno blasonate’ potrebbero valutare per promuovere il proprio patrimonio culturale.
Iniziativa pensata da un gruppo di dipendenti durante il famoso 20% del tempo lavorativo dedicato ad attività libere, Google Art Project consente di visitare virtualmente 17 fra i più noti musei d’arte del mondo.
Per l’Italia è presente la Galleria degli Uffizi. Grazie alla tecnologia Street view si possono percorrere tutti gli spazi del museo, visualizzare le opere e ingrandirle fino ad una risoluzione che, nel caso della “Nascita di Venere” del Botticelli, arriva a mostrare particolari impossibili da cogliere a occhio nudo. Ogni museo ha indicato una serie di risorse correlate alle opere d’arte: descrizioni e video scaricabili da youtube. I materiali d’interesse possono essere salvati all’interno di una galleria personale e condivisi attraverso i più noti social network.
Oltre alla Galleria degli Uffizi di Firenze, sono presenti la Tate London, l’Ermitage, il Museo del Prado (che, fra l’altro, è stato uno dei primi a collaborare con Google Earth) e molti altri.
Google Art Project è una delle possibilità che le nuove tecnologie offrono per promuovere il patrimonio culturale. Chi avesse timore che mostrare le opere d’arte sul web possa essere un deterrente alla visita reale, può leggere le ricerche che Paul Marty, docente presso la Florida State University, ha sviluppato sul rapporto fra visitatore, museo e web. Interessante è l’articolo “Museum Websites and Museum Visitors: Before and After the Museum Visit” pubblicato per la rivista “Museum Management and Curatorship” (vol. 22, n. 4, 2007).
Anche questa è stata una scoperta fatta al Lu.be.C.: ad Ercolano è possibile visitare, oltre ai noti scavi archeologici, un museo interamente virtuale.
Si tratta del MAV (Museo Archelogico Virtuale), uno spazio museale che ricostruisce, attraverso video installazioni, superfici interattive e ologrammi, la vita in quella città poco prima, durante e immediatamente dopo l’eruzione del 79 d.C. che la distrusse completamente assieme a Pompei.
Certo a guardare il sito non si direbbe che il MAV sia una delle più avanzate realtà museali presenti in Italia, ma i video che ho visto al Lu.Be.C. e le spiegazioni degli operatori presenti alla rassegna mi hanno fatto immaginare uno scenario innovativo.