Erano 15 anni che non veniva pubblicato un rapporto sui musei non statali, e quello reso noto di recente dall’ISTAT
restituisce la fotografia della situazione museale italiana e aiuta a mettere a fuoco l’eventuale direzione da percorrere per investire nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

foto di lorenzo calistri

Il rapporto si riferisce ai «musei e agli istituti similari non statali» (ossia tutti quelli che, pubblici e privati, non dipendono dal MIBAC) ed è relativo all’anno 2006 (con rilevazioni condotte durante tutto il 2007 e 2008).
Ci sono alcune piacevoli conferme:

  • l’Italia è veramente un museo diffuso: nel 2006 più di 1 comune su 4 aveva un museo o un istituto similare non statale (in tutta Italia ne sono stati censiti 4.340);
  • il numero dei visitatori è ancora molto alto: nel 2006 sono stati registrati poco meno di 100 milioni di visitatori, pari a circa 5 volte il numero degli spettatori che hanno frequentato gli stadi di calcio. La Toscana si conferma una delle regioni in cui si registra il maggior numero di visitatori in senso assoluto (assieme al Veneto, alla Campania e alla Sicilia) ha assorbito il 56,2% dei visitatori del 2006) e in senso relativo, ovvero in rapporto al numero di strutture presenti sul suo territorio.

Ci sono anche alcuni dati critici che chi si occupa di politica, ma anche di comunicazione dei beni culturali potrebbe usare come partenza per investire in un’ulteriore crescita di questo settore:

  • nonostante da più parti sia riconosciuta la necessità di attuare strategie politiche e di comunicazione che abbiano nel territorio il proprio baricentro (marketing territoriale), i musei che applicano questo indirizzo sono il 26% fra quelli del Centro e delle Isole, il Nord si ferma al 18% e il Sud al 13%;
  • gli introiti dei musei non statali sono ragguardevoli, ma il personale che impiegano è per la maggior parte a titolo gratuito: 149 milioni e 300 mila euro circa di incassi provenienti dalla vendita dei biglietti (104 milioni e 400 mila euro sono quelli dei musei statali) e circa il 38,2% di personale volontario;
  • buona parte del patrimonio artistico rimane ancora invisibile: molti sono i musei temporaneamente chiusi o in in fase di ristrutturazione e il 30% di loro espone non più della metà dei beni posseduti;
  • per quanto riguarda le iniziative di comunicazione, poche sono quelle che usano il digitale: solo il 26,3% dei musei è stato «in grado di curare la produzione di sussidi audiovisivi e informatici» e solo il 20% ha digitalizzato il suo patrimonio.