Trovo che il 3D projection mapping sia una frontiera molto, molto interessante anche per i beni culturali.

Ne ho visto un esempio dal vivo quest’estate a Santiago di Compostela, in occasione dei festeggiamenti per gli 800 anni della Cattedrale:

Visual Drugstore è un’azienda che usa il 3D projection mapping per iniziative di guerrilla marketing:

Adesso ha messo a punto un veicolo equipaggiato, il MMOV (acronimo che sta per Multi Media Offroad Vehicle), che permette iniziative di 3D projection mapping itineranti, dunque che richiedono anche impegni di spesa minori:

La Sony ha appena pubblicato dei video incredibili per lanciare i suoi prodotti: in uno si vede un ragazzo che vive all’interno della sua stanza un’esperienza ‘da film’. Grazie al 3D projection mapping e il move controller della PlayStation, la stanza prende vita e assume forme via via differenti:

Queste esperienze mi hanno fatto riflettere intorno ad un concetto: con il 3D projection mapping gli oggetti parlano.

E lo possono fare senza nessuna mediazione hardware; la Realtà Aumentata richiede invece smartphone o occhialini equipaggiati.

Certo, le due tecnologie sono diverse, partono da presupposti diversi e l’accostamento, me ne rendo conto, può essere fuorviante: per la Realtà Aumentata è centrale la georeferenziazione e la possibilità di mantenere distinte la sfera dello spazio reale da quella delle informazioni digitali, dimensioni che nel projection mapping si sovrappongono e quella digitale, immaginifica, finisce per prevalere sull’altra.

Ma se ci limitiamo a guardare le due tecnologie  da un punto di vista linguistico, si può riflettere sul fatto che il projection mapping non ha mediazioni, perchè parla direttamente agli occhi di chi guarda, senza altri schermi nel mezzo, ed è fortemente emozionale, perchè trasforma l’oggetto a cui si applica, facendogli assumere una veste diversa da quella che ha nella realtà.

L’University of Virginia Art Museum (UVaM) ha appena rilasciato un’app per iPad per scoprire da vicino la sua collezione.

Ecco il video che ne spiega il funzionamento.

D’accordo, non è niente di strabiliante, ma ne potremmo sminuire l’importanza quando questa tipologia di oggetti sarà diventata routine anche per i nostri musei (fra l’altro qui si tratta del museo di una università;-))

App per Ipad dell'University of Virginia Art Museum

Bellissimo questo post che ricostruisce la storia dei nomi di alcuni dei più famosi brand (coca-cola, sony, virgin, adidas, nike e altri).

origine del nome coca-cola

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