Archives for the month of: gennaio, 2012

da wikipediaInteressante saperlo, anche per progettare strategie di comunicazione e di marketing nel settore del turismo e dei beni culturali.

“Global MetroMonitor 2001″, ricerca condotta dal “Metropolitan Policy Program” della Brookings Institution, ha messo in evidenza come le città che hanno il più alto tasso di crescita si trovino in Asia e in America Latina, mentre quelle in recessione siano in Europa e in America.

Fra le peggiori spiccano molte città spagnole e anche una presenza italiana, quella di Napoli come 7° peggiore città del mondo per occupazione e per entrate economiche.

Ecco la classifica, in ordine decrescente:

  • Le migliori 10: Shangai (China), Riyadh (Saudi Arabia), Jiddah (Saudi Arabia), Izmir (Turkey), Hangzhou (China), Ankara (Turkey), Istanbul (Turkey), Shenzhen (China), Santiago (Chile), Shenyang (China),
  • Le peggiori 10: Athens (Greece), Lisbon (Portugal), Dublin (Ireland), Seville (Spain), Sacramento (California), Madrid (Spain), Naples (Italy), Barcelona (Spain), Valencia (Valencia), Richmond.

Sul sito di “The Atlantic” c’è un chiarissimo slideshow.

Dal sito della Brooking:

The Brookings Institution is a nonprofit public policy organization based in Washington, DC. Our mission is to conduct high-quality, independent research and, based on that research, to provide innovative, practical recommendations that advance three broad goals:
•    Strengthen American democracy;
•    Foster the economic and social welfare, security and opportunity of all Americans and
•    Secure a more open, safe, prosperous and cooperative international system.
Brookings is proud to be consistently ranked as the most influential, most quoted and most trusted think tank.

Secondo me è proprio bello quest’articolo di Francesco Bonami, scrittore e curatore di importanti rassegne d’arte, l’ultima delle quali è stata la 75ma Biennale di Arte Americana del Whitney Museum.

Comunque la si pensi relativamente all’arte contemporanea, offre un bel po’ di spunti su cui riflettere.

E’ vero, con me Bonami ha vita facile, visto il mio ‘resistente’ feeling verso questa forma d’arte, ma chissà se alla fine della lettura  anche i dubbiosi o i critici non sentano l’esigenza di cambiare il loro solito paio di occhiali :-)

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