AAA creatività cercasi …ne avrei proprio bisogno in questo periodo!
Mi sono ricordata di Steven Johnson e della ‘sua’ genesi del pensiero creativo:
Bellissima idea e stupenda l’ultima frase:
The chance favours the connective mind.
Si sta presentando proprio adesso a Roma (24 giugno 2011, a partire dalle ore 10:00) presso la sede dell’Archivio Centrale dello Stato il Portale Archivi d’Impresa, un’iniziativa ideata a promossa dalla Direzione Generale per gli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con circa 30 fondazioni e archivi storici d’impresa.
Il sito, che è effettivamente online (e questa è già una buona notizia, considerato come spesso si ‘impantanino’ i progetti culturali in Italia
), ha come obiettivo quello di:
mettere in rete le esperienze delle imprese pubbliche e private italiane e valorizzare la cultura d’impresa nel nostro Paese, salvaguardandone al tempo stesso gli archivi storici.
In effetti ad una prima navigazione il sito si presenta come un ambiente che:
A prima vista -ma ci riserviamo di cambiare opinione dopo una navigazione più approfondita- ci sembra che potrebbero essere migliorate l’integrazione/interazione fra le singole sezioni del sito (ad esempio comunicando quali sono i valori aggiunti di questo progetto per gli utenti, in una espressione: a che cosa mi potrebbe servire consultare questo sito?) e ottimizzata la struttura e il linguaggio usati per le schede descrittive degli archivi, in modo da renderli maggiormente ‘parlanti’ anche agli utenti non esperti (per chi non è archivista o conoscitore delle logiche di funzionamento degli archivi).
Alla presentazione intervengono il Sottosegretario di Stato ai Beni e le Attività Culturali, Francesco Maria Giro e, tra gli altri, il Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, Giuliano Amato, il Direttore Generale per gli Archivi, Luciano Scala, il Presidente della Commissione Cultura di Confindustria, Alessandro Laterza e il Vicepresidente di Museimpresa, Marco Montemaggi.
Mentre Amazon.com dichiara che le vendite di ebook sul suo sito hanno superato quelle dei libri cartacei, mentre sono usciti nuovi dispositivi di lettura (ad esempio il Noble 2), mentre la British Library lancia un’app per IPAD per leggere in formato digitale oltre 60.000 libri, Richard Stallman, guru del software libero, mette in guardia dai rischi che l’editoria digitale rappresenta per la libertà dell’utente.
Acquistando un libro di carta, il lettore è libero di leggerlo quando e dove vuole, ne assume anonimamente (quando paga in contanti) la proprietà, lo può prestare a chiunque e anche rivenderlo una volta letto, può inoltre farne delle copie (nei limiti consentiti dalla legge), con il libro digitale ci sono una serie di pesanti limitazioni dovute non tanto al formato quanto alle scelte degli editori.
Spesso infatti il formato in cui è sviluppato l’ebook restringe la scelta del supporto con cui leggerlo, ci sono limitazioni oggettive allo scambio degli ebook comprati, di fatto si acquista una licenza d’uso che talvolta l’editore può revocare (è successo con Amazon che ha cancellato alcuni titoli dal catalogo), l’operazione di acquisto non è in forma anonima poichè almeno il rivenditore conosce i dati dell’acquirente.
Certo, tutto questo non significa che il processo di innovazione dei processi di lettura e scrittura a cui stiamo assistendo debba essere interrotto, ma sicuramente la riflessione/provocazione di Stallman offre elementi su cui soprattutto gli editori dovrebbero riflettere attentamente.
Qualcuno [Prensky 2009] diceva che la tecnologia non è saggia in sè, ma lo diventa attraverso l’interazione con il pensiero umano.